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“Quando Don Chisciotte della Mancia andava al ristorante, i camerieri facevano a gara per servirlo.”

La memoria per un attore è importantissima. Con la memoria ci lavora, con il lavoro ci mangia, ergo: un attore se ha memoria mangia, se invece dimentica il bigliettino del ristorante in camerino, torna indietro e trova il teatro chiuso, rischia di rimanere digiuno. Io, preso dai sensi di colpa il colpevole ero io cercai quel maledetto bigliettino in tutte le tasche. Inutile.
Ogni tanto sparavo un nome che potesse assomigliare a quello del ristorante. “Gigi il pollaio… Gigi il gallo… Il gallo dei fornai?” E Mario: “Canta sempre due volte!”.

Io ho un solo vanto: quello di essere conosciuto per la mia memoria eccezionale. Scusate, che cosa stavo dicendo?… Ah, la memoria! E proprio quella, all’improvviso, mi aiutò: “Gigi Galli chel del formai”. Era quello il nome incriminato!
Arrivammo al ristorante che stava quasi chiudendo… Gigi non c’era più. Abbiamo trovato Eugenio, che… non è “del formai” ma con i ristoranti ci sa fare lo stesso. Aveva rilevato da poco il locale, lasciandogli la stessa impronta “notturna”.

Cantina di nome e di fatto, questa: si entra in un locale con una bellissima boiserie in noce massiccio dei primi del secolo, pieno zeppo di bottiglie.
Tre banconi di legno fanno da tavoli e, più avanti, una saletta più raccolta con le pareti tinteggiate di rosso pompeiano. I tavoli con la carta al posto della tovaglia confermano l’atmosfera simpaticamente informale che si respira qui dentro.

A proposito, la carta non è una carta gialla qualsiasi: ha stampato “il cerchio degli aromi”, dal quale apprendiamo che peperone, mirto, menta e basilico hanno un aroma fresco, mentre “animale” è l’aroma del muschio, cuoio, burro e ambra.
Chissà se ci sarà utile mentre mangiamo… Questo, sia chiaro, è innanzitutto un posto dove si beve, e si beve bene.

Quella di Eugenio Monzio Compagnoni, è un’antica famiglia di mobilieri, che dal 1984 si è scoperta la passione per il vino.
La prima vendemmia nel 1989 e, oggi, due cantine di famiglia da cui si rifornisce il ristorante: una in Franciacorta e una in Valcalepio, nel Bergamasco. Poi, naturalmente, ci sono i grandi vini. Eugenio, con malcelato orgoglio, ci porta a vedere una piccola cave, nel cuore del locale, dove custodisce vini grandissimi. Penombra, giusta temperatura per etichette di grande importanza.

E’ una cucina stagionale quella della Cantina, in primavera gli asparagi e i carciofi, in autunno i funghi e il tartufo.
Fino alle 23 la cucina funziona a pieno ritmo, ma noi, che siamo arrivati più tardi, non siamo certo andati via con la fame! Ci hanno portato un piatto egregio come il tipico margottino bergamasco… va bene, ve lo spiego!
E’ una cupoletta di polenta con un morbido cuore di taleggio al profumo di tartufo, contornata da funghi trifolati e croccanti foglie di salvia.

Confesso, quella sera abbiamo rinunciato alla pasta e, dopo il margottino, abbiamo insistito con formaggi dai nomi affascinanti: ubriaco del Piave al merlot e cabernet, pecorino “foja de noce” del Montefeltro, reblochon piemontese, belli a vedersi e buoni a mangiarsi, accompagnati da mostarda d’uva, miele e noci. Una bella grigliata di verdure e un dolce di mele casalingo per concludere.
Per chi volesse star leggero, ci sono sempre uno spaghetto al pomodoro, carpacci vari e carne alla griglia. Non ho dimenticato nulla: che memoria!

Fino a mezzanotte potete entrare con la certezza di essere serviti, il sabato anche più tardi.
Il vino, si sa, fa allegria e mette voglia di parlare.
A proposito, non vi dico che vino abbiamo bevuto, ma non è un segreto, è perché non me lo ricordo!

Tratto da
IL MANGIATARDI
Di Gianfranco D’Angelo
Edizioni Pratiche

 

 

Nel Locale e' presente una wine-cellar che contiene i nostri vini; ci teniamo a sottolineare che la conservazione avviene a temperatura controllata e costante durante l'anno (12°C - 14°C), in assenza completa di odori, di luce, di rumori e con le bottiglie coricate orizzontalmente.
Questo è garanzia di buona e lunga conservazione dei vini d'annata e non solo.

In Vino Veritas,
Eugenio Monzio Compagnoni